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Spazio di ricerca e rivista indipendente sul presente & le sue eccentricità

Editoriale

“La liturgia è l’archetipo supremo del destino”
(Cristina Campo, 1967)

di Mattia Salvia

Foto: Bundesarchiv, CC-BY-SA 3.0

foto: Bundesarchiv CC-BY-SA 3.0

Questo nuovo numero è diverso dai precedenti perché comporta un doppio sforzo di astrazione. Astrazione in una direzione, dal particolare al generale, dai singoli eventi e dalle singole manifestazioni al tema di fondo che permette di comprenderli, che è ciò che facciamo di solito su Iconografie. Ma anche astrazione in direzione opposta, per così dire: ovvero dal generale al particolare, tornando ai singoli eventi ma senza più vederli nella loro totalità e cercando invece di distinguere le loro strutture comuni. Non è stato un processo facile. L’idea di partenza era quella di studiare il “rituale” nel XXI secolo, il che vuol dire tutto e niente. In primis per la difficoltà di identificare cosa sia un rituale, e poi per l’altra difficoltà che riguarda l’identificare in che modo un rituale può essere detto contemporaneo. Per non parlare della terza difficoltà, quella della classificazione di qualcosa che è troppo fluido per poter esser chiuso dentro un’etichetta specifica. Abbiamo ovviato all’ultima di queste difficoltà nell’unico modo che ci sembrava possibile: lasciando che a stabilire i criteri della classificazione fosse la natura stessa delle cose e dunque cercando di seguire la cronologia dell’esistenza umana. Questa soluzione ci ha suggerito anche il modo di affrontare gli altri due problemi: primo, i rituali possono essere visti come dei pattern, delle forme fisse dell’esperienza umana; secondo, vediamo quali di queste forme fisse ci compaiono oggi davanti agli occhi. Come al solito, si tratta per forza di cose di una compilazione non esaustiva e che riflette i pregiudizi dei suoi curatori. Ma credo che anche così possa essere utile per evidenziare come la nostra vita nel mondo del XXI secolo non sia un flusso libero ma sia scandita da una serie di tappe, che si muova seguendo una serie di pattern, appunto. Nelle Ricerche filosofiche Ludwig Wittgenstein usa il concetto di “somiglianze di famiglia” per indicare cose che si percepisce essere simili ma non si riesce a indicare precisamente come e perché lo siano – in modo simile alle indefinibili ma innegabili somiglianze tra i membri di una famiglia. Scopo di questo lavoro non è tanto cercare di inda- gare le forme rituali del presente quanto, col pretesto della loro osservazione, i caratteri di base della vita sociale, culturale e politica del nostro secolo.

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Iconografie è un prodotto Undermedia curato da Mattia Salvia
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