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Editoriale

“Bom vídeo 👍” (Jair Bolsonaro condividendo un Wide Bolsonaro, 2020)

di Mattia Salvia

Due mesi fa un evento ha cambiato tutto, spingendo il mondo – che prima si trovava a un bivio – a imboccare una strada precisa. Non è la prima volta che la storia ci mette di fronte a un momento di svolta di questo tipo, né la prima volta che i contemporanei vi assistono passo passo, come se guardassero un incidente stradale al rallentatore; è probabilmente la prima volta, però, che il linguaggio in cui questo momento di svolta si esprime è in massima parte quello dei meme. L’immagine dei quattro tipi di mal di testa – emicrania, ipertensione, stress e “vivere vicino alla Russia” – pubblicata dall’account Twitter ufficiale dell’Ucraina, la risposta dell’account ufficiale della Russia che cita il tweet dicendo che quello dell’Ucraina è un mal di testa da vino. L’ambasciata americana in Ucraina, che il giorno prima si era spostata per sicurezza in Polonia, che twitta un meme con le foto di diverse chiese di Kyiv e le le loro date di costruzione, e sotto sempre la stessa foto di un bosco, per dire “quando gli Ucraini costruivano le cattedrali, i Russi erano ancora arretrati” (con tanto di errore storico, perché parlando della Rus di Kiev il meme finiva per dare ragione a Putin sul fatto che l’Ucraina è Russia). L’opinione pubblica mondiale, sotto forma di opinione pubblica di Twitter, osservava divertita questi scambi di battute. Non sembravano il preludio di una catastrofe. 

La guerra stessa, fin dai primi giorni, è stata anche una guerra di meme. Elementi della propaganda dell’una e dell’altra parte si sono subito impressi nell’immaginazione collettiva del mondo che quella catastrofe osservava da fuori, inorridito e spaventato. Un’immagine che girava anni fa come un meme sul Telegram nazionalista ucraino, quella della Madonna con il Javelin, è diventata il simbolo di una campagna di beneficenza per l’Ucraina che ha raccolto oltre un milione di dollari. I contadini ucraini che rubano i carri armati russi trainandoli con i loro trattori hanno una voce su KnowYourMeme.com, l’enciclopedia dei meme, accanto a Drake che dice sì/no e ai Demotivational. Dalla guerra di meme ai meme di guerra. 

Per questo motivo abbiamo deciso di fare, con il secondo numero del 2022 di Iconografie, un breve compendio – per forza limitato, incompleto, puramente illustrativo – di quella che abbiamo chiamato memepolitica, ossia l’uso politico dei meme, un fenomeno che ha radici molto lontane ma che pervade il mondo contemporaneo in modo sempre meno discreto, guadagnando, con lo scoppio del conflitto russo-ucraino, una visibilità senza precedenti. Da un certo punto di vista, la memepolitica è anche uno dei motivi a cui Iconografie deve la sua esistenza – l’archivio del progetto ne ha catalogati parecchi esempi, arrivando al paradosso che i meno attenti tra coloro che seguono la pagina Instagram pensano che sia essa stessa una pagina meme. Del resto il senso di straniamento e di ilarità che proviamo vedendo dei meme sugli account ufficiali di una nazione o di un esercito, o vedendo un leader politico autoritario che condivide un video di sè stesso in versione “wide” con tanto di musichetta di sottofondo, è la nostra reazione a una cosa che “esiste ma non dovrebbe esistere”.

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Iconografie è un prodotto Undermedia curato da Mattia Salvia
Testata registrata presso il tribunale di Milano n°148 del 3 luglio 2019
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